l’Istituto Superiore di Sanità ha riconosciuto la Dieta Mediterranea come uno strumento fondamentale per la prevenzione e giusto apporto nutrizionale.
Ma sappiamo davvero di cosa si tratta? Di Dieta Mediterranea ne abbiamo tutti sentito parlare. Sappiamo che si tratta di uno stile di vita virtuoso, che seguirla consente il giusto apporto alimentare nonché la prevenzione contro l’insorgere di numerose patologie. Altrettanto diffusa è l’idea che, essendo italiani, non possiamo che mangiare “mediterraneo” è quindi essere già nel “giusto”.

Eppure i dati raccolti l’anno scorso da una importante indagine dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano come in realtà i nostri comportamenti alimentari siano ben distanti dall’essere congrui con le linee guida previste dalla “vera” Dieta Mediterranea. I dati dimostrano infatti che solo il 5% degli italiani la segue davvero, l’84% dimostra una aderenza media e l’11% la ignora quasi del tutto.
Di cosa stiamo parlando? Il modello alimentare prevalente nei Paesi del bacino del Mediterraneo si basa principalmente su alimenti vegetali, include moderate quantità di alimenti di origine animale, con una preferenza per prodotti stagionali e locali. Si tratta di un modello che unisce salute e sostenibilità ambientale. Inoltre, non è solo un insieme di cibi salutari, ma rappresenta anche un patrimonio culturale che abbraccia scelta, preparazione e consumo del cibo, insomma un vero e proprio stile di vita, che include la convivialità, la stagionalità dei prodotti, il rispetto della biodiversità, l’attività fisica.
Per queste ragioni, nel 2010 l’UNESCO ha riconosciuto la Dieta Mediterranea come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il termine fu introdotto per la prima volta negli anni ’50 in un periodo in cui la globalizzazione non influenzava ancora abitudini alimentari e stili di vita. Più tardi (attorno agli anni ’70 un primo studio scientifico dimostrò che le popolazioni dell’Europa meridionale vantavano una delle longevità più elevate al mondo e una bassa incidenza di malattie coronariche, tumori e altre malattie non trasmissibili.
Queste comunità non seguivano un regime alimentare specifico, ma adottavano abitudini tradizionali tramandate nei secoli, che risultavano simili in diverse aree suscitando l’interesse di esperti di vari settori, come storici, medici, gastronomi e agronomi. Si scoprì che circa il 61% dell’energia alimentare proveniva da cibi vegetali, rispetto al 37% degli Stati Uniti, e che, sebbene il contenuto di grassi fosse simile (circa100 g/giorno), nel bacino mediterraneo la principale fonte era l’olio d’oliva, ricco di acidi grassi insaturi, a differenza dei grassi di origine animale predominanti nella dieta americana (ricchi di acidi grassi saturi). Questa dieta, unita a uno stile di vita rurale attivo, era associata a uno stato di salute eccellente.
I benefici della dieta mediterranea.
Oggi queste considerazioni di “buon senso” sono supportate da migliaia di dati e studi scientifici rigorosi che non si limitano a trarre le conclusione da mere osservazioni. Eppure convincere la gente attraverso messaggi di prevenzione è ancora molto difficile. Le persone sono sommerse da una moltitudine di informazioni contrastanti, provenienti spesso da fonti non affidabili. Inoltre la vita oggi impone ritmi che spesso non si combinano con uno stile di vita sano. Insomma finiamo con il preferire soluzioni più “rapide”, dare retta alle lusinghe della pubblicità, consumare cibi industriali ricchi di grassi, conservanti e zuccheri magari presentati come “energetici” o “irresistibili”. E questo proprio quando diventa scientificamente evidente il valore della tradizione culinaria mediterranea! Le linee guida messe a punto dall’Istituto Superiore di Sanità si fondano infatti su un’analisi approfondita di ben 3.839 studi scientifici, che hanno coinvolto quasi 2 milioni di partecipanti, in 13 anni. Uno dei principali messaggi emersi riguarda l’efficacia della Dieta Mediterranea nel ridurre significativamente l’incidenza e la mortalità associata a patologie cardiovascolari, a malattie metaboliche (come il diabete di tipo 2) e a numerosi tipi di tumori e questo solo grazie a un’alimentazione basata su frutta, verdura, cereali integrali, pesce e grassi vegetali. Un vero toccasana. Non basta, il valore della Dieta Mediterranea non sta solo negli ingredienti ma anche nel modo di cucinarli: una preparazione semplice, ma gustosa, non troppo elaborata e in definitiva anche abbastanza veloce.
Una dieta plurale
Non c’è una sola Dieta Mediterranea perché gli alimenti che la compongono sono diversi nei diversi Paesi del bacino del Mediterraneo, ci sono però aspetti comuni tra le diete di Spagna, Francia, Italia e Grecia, nord dell’Africa e Medio Oriente. Questi aspetti sono: basso apporto di grassi saturi ovvero poco burro, latte intero e carni rosse;

elevato consumo di grassi monoinsaturi ovvero principalmente olio d’oliva extravergine; adeguato apporto di acidi grassi polinsaturi (i cosiddetti omega-3) derivati principalmente da pesce, molluschi e noci; basso contributo di proteine derivate da animali (in particolare poche carni rosse); elevato consumo di antiossidanti, presenti in frutta, verdura, vino, olio di oliva vergine, spezie ed erbe aromatiche; elevato consumo di fibre, dal cibo di origine vegetale come verdure, frutta, cereali integrali, legumi e noci. Sono semplici scelte alimentari che appartengono alla nostra tradizione, facili da seguire e che ci regalano (ce lo dice anche la scienza), maggiore longevità e migliore qualità di vita.
La nuova piramide alimentare

Non c’è una sola Dieta Mediterranea perché gli alimenti che la compongono sono diversi nei diversi Paesi del bacino del Mediterraneo, ci sono però aspetti comuni tra le diete di Spagna, Francia, Italia e Grecia, nord dell’Africa e Medio Oriente. Questi aspetti sono: basso apporto di grassi saturi ovvero poco burro, latte intero e carni rosse; elevato consumo di grassi monoinsaturi ovvero principalmente olio d’oliva extravergine; adeguato apporto di acidi grassi polinsaturi (i cosiddetti omega-3) derivati principalmente da pesce, molluschi e noci; basso contributo di proteine derivate da animali (in particolare poche carni rosse);
elevato consumo di antiossidanti, presenti in frutta, verdura, vino, olio di oliva vergine, spezie ed erbe aromatiche; elevato consumo di fibre, dal cibo di origine vegetale come verdure, frutta, cereali integrali, legumi e noci. Sono semplici scelte alimentari che appartengono alla nostra tradizione, facili da seguire e che ci regalano (ce lo dice anche la scienza), maggiore longevità e migliore qualità di vita.
Nicoletta Salvatori
